martedì 3 novembre 2015

L'era della stupidità (stralcio capitolo terzo , Della nascita del razzismo moderno)

 Stralcio del terzo capitolo dell_"Era della stupidità" :La Nascita del Razzismo moderno
Il Razzismo si esplica in diverse disgustose forme ,probabilmente il primo razzismo è quello di genere ricavato dalla Bibbia (donna tu partorirai con dolore) ,poi è nato un razzismo di cultura,quello che considerava "barbari" coloro che abitavano i confini di quella che i greci e i romani stabilivano essere la "civiltà" , ed è paradossale che oltre i confini dii questa così detta civiltà vi fossero alcune delle più interessanti e articolate civiltà storiche del mondo (per esempio i Persiani e gli egizi) ,tuttavia questo razzismo "culturale" benché forte era un razzismo "inclusivo" ,specie nell'epoca romano-imperiale ,era un razzismo imperialista ma mirava a rendere gli altri popoli "civili" in un certo senso era il paternalismo del tiranno ,non è questa la fonte del razzismo moderno ,il paternalismo può essere imperialista,può essere untuoso ,può essere subdolo,può essere perfino schiavista ma non è quasi mai escludente(...) ,poi vi fu il periodo del razzismo di fede, specie nel periodo delle guerre di religione ,ma questo razzismo di fede (che molti considerano un lascito del medioevo) era tutto sommato un portato del razzismo culturale derivato dal mondo classico ,dall'infedele si poteva imparare (come fecero i crociati) ,ci si poteva trattare ,si poteva perfino ammirarlo anche se si continuava a combatterlo e a odiarlo (...)il razzismo modernamente inteso fa leva sul concetto di "sangue" (poi tramutato in "razza") e nasce nella Spagna cattolica del 1400 (Limprieza de sangre ) ,quando per trovare un modo di impossessarsi delle ricchezze degli ebrei ,Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona accusarno gli ebrei convertiti al cristianesimo di non essersi veramente convertiti e anche quando si erano veramente convertiti era qualcosa nel loro "sangue" ad essere "sbagliato" (...) probabilmente non è un caso che il razzismo moderno ,nasca in contemporanea col colonialismo moderno (1492) (...) tuttavia il percoso affermativo del razzismo moderno fu contorto e complicato ,ancora nel 1600 la famosa Pochaontas figlia del "Re Filippo" capo dei Powatan e Powatomi poteva essere ricevuta alla corte di Giacomo Stuart e chiamata :"Mylady" (o :"Madame" ) come un aristocratica inglese (...) più ancora un uomo come Garliciaso de la Vega autore dei famosissimi :"Commentarios reales de Incas" (Commentari reali degli inca) ,poteva rivendicare con orgoglio la sua ascendenza Inca e permettersi di criticare il modo di amministrazione spagnolo rivalutando quello incaico (...) il razzismo moderno fu invano combattuto dalle tendenze illuministiche che creavano il mito del "buon selvaggio" le resistenze duravano ancora,nel settecento i capi Mohawk potevano essere ancora ricevuti alla corte inglese del re Giorgio III e benché non gli si desse più il titolo di :"milord" li si trattava ancora con un certo rispetto,il mito del "Buon selvaggio" era l'ultimo rifugio del paternalismo difronte la dirompente avanzata del concetto di "razza" ,era un mito destinato a durare a lungo quello del :"buon selvaggio" (forse alcuni di noi ancora lo conservano) ,ma era una risposta debole i tempi stavano cambiando ,sempre più ci si rivolgeva all' :"altro" definendolo :"sudicio" , :"incivile" (...) Darwin in questo senso fu usato come un grimaldello per scardinare le ultime resistenze , il suo libro :"l'origine della specie" che analizzava l'evoluzione animale ,in tempi millenari fu usato per giudicare le società umane e l'umanità in genere,Darwin finché visse contestò sempre questa visione di lettura e la criticò aspramente in numerose riviste scientifiche e con qualche articolo su importanti giornali (fondamentale in questo senso fu il famosissimo articolo sul :"Time" intitolato :"Human's race and evolution" (razze umane ed evoluzione) scritto pochi giorni prima di morire in cui Darwin smontava scentificamente tutta la teoria dei social-darwinisti,attaccandola duramente e dicendo che il suo libro non era stato scritto :" per quelli che vendono fumo in luogo dell'arrosto") , l'opposizione "scientifica" come aveva fatto quella filosofica dovette cedere il passo ,la nuova teoria era seducente per l'Europa in costante crescita ed espansione ,gli europei di :"razza bianca" erano superiori agli altri,in tutti campi ,per questo conquistavano gli imperi ed avevano i cannoni e i fucili ,le altre "razze" invece eran più in basso nella scala evolutiva ,più vicini alle scimmie da cui Darwin diceva che la razza umana discendeva ,era una spiegazione semplicistica che non teneva conto dell'evoluzione storica e di più ancora cancellava quanto l'Europa aveva preso in prestito (o a volte rubato) dall'oriente prima e dalle americhe poi,da quel momento nessun :"selvaggio" avrebbe più potuto essere ricevuto in nessuna corte europea ,salvo (e solo in casi eccezionali) che per rendere servile omaggio ai sovrani,come un buffone di corte insomma (...) I propietari terrieri avevano nel 500-600 giustificato la tratta degli schiavi verso le americhe come una :"necessità" per le colonie ed erano stati spesso e duramente ripresi dalla corona,nel 600 addirittura vi fu una guerra tra i proprietari terrieri spagnoli delle colonie e la corona di Spagna ,poiché quest'ultima che amava definirsi la :"nazione cattolicissima" intendeva abolire la tratta degli schiavi dall'africa alle americhe che riteneva un :"oltraggio alla fede cattolica", pochi anni dopo nessuno si sentiva più in dovere di giustificare la tratta degli schiavi ,anche grazie alla collaborazione di certi re africani ,che evidentemente non riuscivano a vedere più in là del loro naso (...) i neri "volevano" essere schiavi ,era nella loro "natura" ,senza i bianchi a dirgli cosa fare e come fare sarebbero stati lì a vegetare ,come delle "scimmie" (...) Non è affatto un caso che le prime vittime del razzismo moderno fossero gli africani ,nell'Africa Subsarhiana non esisteva nessuno :"stato" paragonabile in qualche modo alle nazioni europee ,gli imperi africani ,i regni africani e soprattuto le tribù africane ,sembravano agli occhi degli europei quanto di più :"selvaggio" poteva esistere, l'Europa aveva dimeticato il tempo in cui i re guerrieri dettavano legge sul continente europeo , o quando l'oro era così raro (o così inutile) da valere meno del ferro ,per gli europei gli africani rappresentavano l'evidente affermazione della loro superiorità ,è facile convincersi delle stupidaggini più assurde se si continuano a ripetere ,gli esempi della civiltà africana sfuggivano agli occhi dei mercanti e degli espoloratori europei (...) più complesso fu degradare i cinesi o i persiani ,gli Imperi di questo tipo erano paragonabili alle strutture europee ,avevano : ministri,eserciti nazionali ,flotte,geografi,matematici,letterati e altri "specialisti" di questo genere al loro servizio , come si poteva definire :"scimmie" i cinesi quando si ammirava la città proebita di Pechino ? (...) la soluzione la diedero gli scenziati europei ,coloro che avevano cercato di resistere alla nozione di "razza" si misero al suo servizio ,così nacque la fisognomica che tentava di stabilire assurde parentele tra uomini "inferiori" e scimmie in base a calcoli che si basavano sulle fronti ,la lunghezza del pene,l'altezza,la distanza delle sopracciglia ,la distanza degli occhi e altre baggianate simili ,naturalmente a seconda della nazione ogni scienziato stabiliva che il ceppo del suo popolo era superiore agli altri ,così per esempio i fisognomisti inglesi potevano affermare che gli inglesi erano il pinnacolo dell'evoluzione umana poichè discendevano da un incrocio tra i "puri" celti e i "puri" germani (e 400 anni di occupazione romana ,così scomodi venivano cancellati) ,naturalmente invece i fisognomisti francesi affermavano che erano i francesi il pinnacolo dell'evoluzione umana,quelli tedeschi che erano i tedeschi e così via a seguire (...) ,dalla fisognomica nacque l'eugenetica ,se la fisognomica si basava sullo studio dell'altezza o dell'ampiezza del torace l'eugenetica si basava sulla nascita della nuova scienza genetica , il problema erano quindi i "geni" ,esattamente come avevano ipotizzato gli spagnoli nel 1492 ,il problema era nel "sangue" ,Alexander Ghram Bell considerato l'inventore del telefono (e quindi portato ad esempio come benefattore dell'umanità ,simbolo di quel progresso che gli europei evoluti cercavano di dare ai "selvaggi") propose in una delle prime assemblee di eugenetica della storia (1893) di sterelizzare tutti i sordi ,cosi entro due generazioni tutti avrebbero potuto sentire lo squillo del telefono ,quello che fa orrore non è solo la proposta ma che gli scenziati di mezzo mondo pensarono seriamente a questa soluzione e in molti paesi (USA ,Inghilterra ,Francia,) vennero approvate leggi per sterelizzare i sordi (...) Mentre l'Europa dominava il mondo ,nasceva l'esotismo ,il richiamo dell'Africa "selvaggia" ,della "Saudade" Brasiliana , così nascevano gli zoo per le bestie feroci ,perché le romantiche signore europee potessero vedere i leoni "veri" come li avrebbero visti "veramente" nella savana ,perché gli uomini europei potessero sognare di caccie al bufalo o all'elefante e accanto agli zoo per animali nascevano gli zoo per umani per vedere i :"selvaggi,allo stato brado" (cartiglio dell Esposizione Universale di Parigi del 1900 per mostrare uno di questi particolari zoo umani) , il razzismo moderno si articolò in diverse forme a seconda del paese in cui si sedimentava ,i francesi per esempio sostenevano di essere moralmente (attenzione alla parola) superiori dei :"selvaggi" ,era loro dovere fare dono all'umanità succube delle tenebre dei privilegi francesi come la Libertà ,L'Uguaglianza e la Fratellanza (naturalmente i popoli sottomessi non conoscevano nessuna di queste tre ) e raccontare ai sottomessi senegalesi o vietnamiti le prodi avventure dei :"nostri antenati galli" (...), gli inglesi invece preferivano considerarsi etnicamente ed eticamente superiori ai sottomessi (...) , in questo senso l'antisemitismo fiorito nel tardo ottocento risultò del tutto fuori luogo nei paesi anglosassoni dove gli ebrei erano perfettamente integrati e spesso addirittura ai vertici del paese, ma fece molta presa in Russia dove gli ebrei erano poveri contadini e in Francia (...) ,il razzismo oramai dominava il modo di pensare di tutti e spesso finì per contagiare anche i popoli sottomessi ,i cinesi per esempio chiamavano gli europei (e in generale tutti i non-cinesi) :"falanqui" (alieni) ma non era inteso in termine dispregiativo ,era invece un termine generico poiché si riteneva (spesso non del tutto a torto) che la loro mentalità fosse "aliena" a quella cinese e che occorresse a loro tempo per capire , dopo le due guerre dell'oppio e l'intrusione dei funzionari europei nelle faccende del governo cinese il termine :"falanqui" perse ogni connotazione amichevole, cambiò persino di significato (l'ideogramma stesso mutò) e diventò sinonimo di :"diavoli" ,lo stesso accadde in molte popolazioni africane ,tribù che per millenni avevano vissuto fianco a fianco ora si trovarono divise ,i berberi algerini tanto per citare un esempio eclatante non capivano come mai gli arabi algerini fossero considerati migliori di loro ,la colonizzazione europea diffuse il razzismo anche nei paesi colonizzati ,popolazioni che non si erano mai sentite diverse vennero giudicate e catalogate in base al metro europeo ,l'Africa sta tutt'oggi pagando il salatissimo prezzo dell'introduzione del razzismo europeo nei rapporti tra popolazioni simili,così mentre il razzismo europeo raggiungeva l'acme e giungeva a giudicare anche i popoli bianchi con lo stesso metro di giudizio con cui aveva giudicato i neri e i gialli ,contemporaneamente si diffondeva per il mondo (...) come racconta la storia del Dr Jackill e di Mr Hyde gli europei avevano creato qualcosa che non erano in grado di controllare e per di più si diffondeva con la rapidità di un epidemia contagiosa,poiché era un concetto semplice e seducente (...) Occorse attendere i primi lampi di quella che fu l'ondata della decolonizzazione perché si cominciasse a controbattere in maniera efficace questo male (...) per il male non si è trovata però una cura definitiva esso continua a imperversare .

martedì 1 settembre 2015

L'Era della Stupidità

L'Era della Stupidità
- stralcio primo capitolo ( Introduzione - Dell'Inutilità dei Muri) -

Persino il teorico di destra Luttwak scrive nel suo celebre saggio sull'Impero Romano - Costruire il vallo Adriano per difendere i confini dell'Impero fu un enorme spreco di risorse,inutile.Nella storia i muri non hanno mai fermato nessuno ,sono più che altro un invito all'intelligenza dell'assalitore per trovare il loro punto debole - se lo dice persino lui cosa dovremmo pensare noi dei nuovi muri che stanno costruendo in tutto il mondo ? (...) Nel medioevo fortificare la postazione significava di fatto rivendicarne il dominio , si diceva -Questo è mio e guai chi lo tocca- era dunque una concezione di "proprietà privata" allargata che si estendeva ad ogni cosa , viva o inerte che fosse compresa nel territorio ,che i nostri governi siano come gli antichi signorotti feudali ? Credono che le risorse siano cose loro ? , Magari pensano che essendo stati eletti (o nel nostro caso NON eletti) gli apparteniamo anche noi cittadini ? (...) L'Arte della difesa è sempre un arte di rimessa , difendersi significa chiudersi, chiudersi anche alle nuove idee, all'intelligenza è notorio come questa arte abbia portato alla decadenza di nazioni, imperi e società umane socialmente complesse
, tanto per fare un esempio La Cina del 1420 era una grande potenza le sue flotte arrivavano fino in India e almeno in due casi documentati fino al Capo di Buona Speranza,la Cina era grande esportatrice di idee innovative (carta moneta,bussola,paratie stagne per le navi,polvere da sparo,industrie cartiere,astronomia) poi un ceto di burocrati e sacerdoti rovesciò la dinastia mongola degli Yuan e "chiuse" virtualmente il paese agli stranieri i mercanti mussulmani forse i più cosmopoliti all'interno della società cinesi vennero cacciati e spesso uccisi,meno di un secolo dopo i portoghesi attraccavano a Macao e imponevano (cannoni alla mano) la loro presenza in oriente,dando così il via al triste e lungo "periodo coloniale" cinese (...) Non è una novità scrivere che la cultura è principalmente costituita dall'interscambio delle idee e delle merci,il fatto che l'Italia fosse fino al 500 il "cuore" del commercio mondiale (incentrato sul mediterraneo) probabilmente ci ha permesso di avere il rinascimento e un patrimonio culturale di circa il 70% (cifra enorme per un paese piccolo quanto il nostro) (...) Il Muro di Berlino non servì mai a fermare i transfughi dell'Est verso ovest,poteva solo rendere enormemente pericoloso e tragico il passaggio ,è questo dunque che vogliono i governi europei rendere tragico il passaggio ai profughi ? Vogliono diventare come le "sentinelle" del muro di Berlino che l'occidente (giustamente) deprecava perché quando scoprivano i transfughi gli sparavano ? (...) Il Defunto (e compianto) Eric J,Hobsbawmn forse lo storico contemporaneista più famoso del mondo ,aveva battezzato il secolo tra 1914 e 1991 il secolo breve e l'età tra il 1914 e il 1945 come "L'età degli estremi" ,io battezzerò questa età (dal 1914 ad oggi) -L'età della stupidità.

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Stralcio della prima parte del secondo capitolo di :"L'Età della stupidita" (Della concezione privatistica delle nazioni) : Come già accennato nell'introduzione,la concezione feudale era una concezione proprietaria che si estendeva a tutte le cose viventi e inerti ,umani compresi ,i cittadini del feudo erano a tutti gli effetti "proprietà" del signore, sebbene non "schiavi" ma "cittadini liberi" essi erano costretti dal signore alle famose "regalie" (decime,ventesime o quinti come vogliate chiamarli) servizi resi in natura o con danaro poiché avevano il "privilegio" di coltivare le terre che erano del signore (...) , La guerra d'indipendenza americana,la rivoluzione francese, sono tutti i passaggi in cui questa concezione privatistica venne ribaltata,sostituita dall'idea suprema della "nazione" ,pensavamo che con questi passaggi cruciali della storia questa fase fosse definitivamente archiviata e conclusa,evidentemente così ahimé non è (...) ,Già negli anni 80 con l'evidente "spartizione" dei feudi elettorali dei ras democristiani e socialisti,torna ad affacciarsi una concezione dei cittadini come sudditi (...) chiudere le frontiere non serve solo a "fermare" i profughi (inutile) ma a ma dichiarare implicitamente al resto del mondo "questi sudditi " (e non più cittadini) "sono miei e guai a chi me li tocca" e chi non è d'accordo viene spontaneo chiedere ? Chi non è d'accordo è evidentemente l'emarginato della società ,come nel medioevo ,è il pazzo,il giullare,il mistico errante,il rifiuto colui che ricerca la pari dignità e il diritto alla ricerca della felicità (costituzione USA).

Federico Pozzi

lunedì 31 agosto 2015

L'albatro


Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi
uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il
bastimento scivolante sopra gli abissi amari.

Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro, goffi
e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi,
candide ali, quasi fossero remi.

Come è intrigato e incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco
addietro così bello, com'è brutto e ridicolo! Qualcuno irrita il
suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima
l'infermo che prima volava!

E il poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomigliain tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra glischerni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo.

Charles Baudelaire

domenica 26 luglio 2015

Resistenza


Lungo è il cammino percorso dai patrioti italiani per riconquistare la libertà e questo cammino non ha soluzioni di continuità, perché la Resistenza, a mio avviso, non è un fatto storico a sé stante, ma è stata la continuazione della lotta antifascista. I patrioti che, sotto la dittatura, si sono battuti forti solo della loro fede e della loro volontà, partecipano alla lotta armata della Resistenza.

Qui vi sono uomini che hanno lottato per la libertà dagli anni '20 al 25 aprile 1945. Nel solco tracciato con il sacrificio della loro vita da Giacomo Matteotti, da don Minzoni, da Giovanni Amendola, dai fratelli Rosselli, da Piero Gobetti e da Antonio Gramsci, sorge e si sviluppa la Resistenza. Il fuoco che divamperà nella fiammata del 25 aprile 1945 era stato per lunghi anni alimentato sotto la cenere nelle carceri, nelle isole di deportazione, in esilio.Alla nostra mente e con un fremito di commozione e di orgoglio si presentano i nomi di patrioti già membri di questo ramo del Parlamento uccisi sotto il fascismo: Giuseppe Di Vagno, Giacomo Matteotti, Pilati, Giovanni Amendola; morti in carcere Francesco Lo Sardo e Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di prigionia; spentisi in esilio Filippo Turati, Claudio Treves, Eugenio Chiesa, Giuseppe Donati, Picelli caduto in terra di Spagna, Bruno Buozzi crudelmente ucciso alla Storta.I loro nomi sono scritti sulle pietre miliari di questo lungo e tormentato cammino, pietre miliari che sorgeranno più numerose durante la Resistenza, recando mille e mille nomi di patrioti e di partigiani caduti nella guerra di Liberazione o stroncati dalle torture e da una morte orrenda nei campi di terminio nazisti.Recano i nomi, queste pietre miliari, di reparti delle forze armate, ufficiali e soldati che vollero restare fedeli soltanto al giuramento di fedeltà alla patria invasa dai tedeschi, oppressa dai fascisti: le divisioni ''Ariete'' e ''Piave'' che si batterono qui nel Lazio per contrastare l'avanzata delle unità corrazzate tedesche; i granatieri del battaglione ''Sassari'' che valorosamente insieme con il popolo minuto di Roma affrontarono i tedeschi a porta San Paolo; la divisione ''Acqui'' che fieramente sostenne una lotta senza speranza a Cefalonia e a Corfù; i superstiti delle divisioni ''Murge'', ''Macerata'' e ''Zara'' che danno vita alla brigata partigiana ''Mameli''; i reparti militari che con i partigiani di Boves fecero della Bisalta una roccaforte inespugnabile.Giustamente, dunque, quando si ricorda la Resistenza si parla di Secondo Risorgimento. Ma tra il Primo e il Secondo Risorgimento protagoniste sono minoranze della piccola e media borghesia, anche se figli del popolo partecipano alle ardite imprese di Garibaldi e di Pisacane. Nel Secondo Risorgimento protagonista è il pppolo. Cioè guerra popolare fu la guerra di Liberazione. Vi parteciparono in massa operai e contadini, gli appartenenti alla classe lavoratrice che sotto il fascismo aveva visto i figli suoi migliori fieramente affrontare le condanne del tribunale speciale al grido della loro fede. Non dimentichiamo, onorevoli colleghi, che su 5.619 processi svoltisi davanti al tribunale speciale 4.644 furno celebrati contro operai e contadini. E la classe operaia partecipa agli scioperi sotto il fascismo e poi durante l'occupazione nazista, scioperi politici, non per rivendicazioni salariali, ma per combattere la dittatura e lo straniero e centinaia di questi scioperanti saranno, poi, inviati nei campi di sterminio in Germania. ove molti di essi troveranno una morte atroce.Saranno i contadini del Piemonte, di Romagna e dell'Emilia a battersi e ad assistere le formazioni partigiane. Senza questa assistenza offerta generosamente dai contadini, la guerra di Liberazione sarebbe stata molot più dura. La più nobile espressione di questa lotta e di questa generosità della classe contadina è la famiglia Cervi. E saranno sempre i figli del popolo a dar vita alle gloriose formazioni partigiane.Onorevoli colleghi, senza questa tenace lotta della classe lavoratrice - lotta che inizia dagli anni '20 e termina il 25 aprile 1945 - non sarebbe stata possibile la Resistenza, senza la Resistenza la nostra patria sarebbe stata maggiormente umiliata dai vincitori e non avremmo avuto la Carta costituzionale e la Repubblica.Protagonista è la classe lavoratrice che con la sua generosa partecipazione dà un contenuto popolare alla guerra di Liberazione.Ed essa diviene, così, non per concessione altrui, ma per sua virtù soggetto della storia del nostro paese. Questo posto se l'è duramente conquistato e non intende esserne spodestata.Ma, onorevoli colleghi, noi non vogliamo abbandonarci ad un vano reducismo. No. Siamo qui per porre in risalto come il popolo italiano sappia battersi quando è consapevole di battersi per una causa sua e giusta; non inferiore a nessun altro popolo.Siamo qui per riaffermare la vitalità attuale e perenne degli ideali che animarono la nostra lotta. Questi ideali sono la libertà e la giustizia sociale, che - a mio avviso - costituirono un binomio inscindibile, l'un termine presuppone l'altro; non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà.E sta precisamente al Parlamento adoperarsi senza tregua perché soddisfatta sia la sete di giustizia sociale della classe lavoratrice. La libertà solo così riposerà su una base solida, la sua base naturale, e diverrà una conquista duratura ed essa sarà sentita, in tutto il suo alto valore, e considerata un bene prezioso inalienabile dal popolo lavoratore italiano.I compagni caduti in questa lunga lotta ci hanno lasciato non solo l'esempio della loro fedeltà a questi ideali, ma anche l'insegnamento di un nobile ed assoluto disinteresse. Generosamente hanno sacrificato la loro giovinezza senza badare alla propria persona.Questo insegnamento deve guidare sempre le nostre azioni e la nostra attività di uomini politici: operare con umiltà e rettitudine non per noi, bensì nell'interesse esclusivo del nostro popolo.Onorevoli colleghi, questi in buona sostanza i valori politici, sociali e morali dell'antifascismo e della Resistenza, valori che costituiscono la ''coscienza antifascista'' del popolo italiano.Questa ''coscienza'' si è formata e temprata nella lotta contro il fascismo e nella Resistenza, è una nostra conquista, ed essa vive nell'animo degli italiani, anche se talvolta sembra affievolirsi. Ma essa è simile a certi fiumi il cui corso improvvisamente scompare per poi ricomparire più ampio e più impetuoso. Così è ''la coscienza antifascista'' che sa risorgere nelle ore difficili in tutta la sua primitiva forza.Con questa coscienza dovranno sempre fare i conti quanti pensassero di attentare alle libertà democratiche nel nostro paese.Non permetteremo mai che il popolo italiano sia ricacciato indietro, anche perché non vogliamo che le nuove generazioni debbano conoscere la nostra amara esperienza. Per le nuove generazioni, per il loro domani, che è il domani della patria, noi anziani ci stiamo battendo da più di cinquant'anni.Ci siamo battuti e ci battiamo perché i giovani diventino e restino sempre uomini liberi, pronti a difendere la libertà e quindi la loro dignità. Nei giovani noi abbiamo fiducia.Certo, vi sono giovani che oggi ''contestano'' senza sapere in realtà che cosa vogliono, cioè che cosa intendono sostituire a quello che contestano. Contestano per contestare e nessuna fede politica illumina e guida la loro ''contestazione''. Oggi sono degli sbandati, domani saranno dei falliti.Ma costoro costituiscono una frangia della gioventù, che invece si orienta verso mete precise e che dà alla sua protesta un contenuto politico e sociale. Non a caso codesta gioventù si sente vicina agli anziani antifascisti ed ex partigiani, dimostrando in tal modo di aver acquisito gli ideali che animarono l'antifascismo e la Resistenza.E da questi ideali essi traggono la ragione prima della loro ''contestazione'' per una democrazia non formale, ma sostanziale; per il riscatto da ogni servitù e per la pace nel mondo.Ecco perché noi anziani guardiamo fiduciosi ai giovani e quindi al domani del popolo italiano.Ad essi vogliamo consegnare intatto il patrimonio politico e morale della Resistenza, perché lo custodiscano e non vada disperso: alle loro valide mani affidiamo la bandiera della libertà e della giustizia sociale perché la portino sempre più avanti e sempre più in alto. Viva la Resistenza!

Sandro Pertini
Camera dei Deputati, 23 aprile 1970




venerdì 24 luglio 2015


George Steiner e José Saramago hanno scelto No come prima parola di un ideale lessico necessario. Una delle parole “più semplici e corte del vocabolario”, osserva il primo. La parola “più urgente ed essenziale”, la “più selvaggia del vocabolario, secondo Emily Dickinson”, dice il secondo. È un’arte difficile e perduta, quella di dire no. “No alla brutalità della politica, no alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, no all'invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana. No all'idea che si possano accettare come normali le guerre, la fame, la schiavitù infantile. C’è un bisogno enorme di tornare a pronunciare quella parola. E invece ne siamo incapaci.” Per acquiescenza, per scetticismo, per pura pigrizia. Non è mera negazione: il no può avere valore propositivo, costruttivo, creativo…

Gianrico Carofiglio

giovedì 23 luglio 2015

Io sono comunista

Io sono comunista
Perché non vedo una economia migliore nel mondo che il comunismo.
Io sono comunista
Perché soffro nel vedere le persone soffrire.
Io sono comunista
Perché credo fermamente nell'utopia d'una società giusta.
Io sono comunista
Perché ognuno deve avere ciò di cui ha bisogno e dare ciò che può.
Io sono comunista
Perché credo fermamente che la felicità dell'uomo sia nella solidarietà.
Io sono comunista
Perché credo che tutte le persone abbiano diritto a una casa, alla salute, all'istruzione, ad un lavoro
dignitoso, alla pensione.
Io sono comunista
Perché non credo in nessun dio.
Io sono comunista
Perché nessuno ha ancora trovato un'idea migliore.
Io sono comunista
Perché credo negli esseri umani.
Io sono comunista
Perché spero che un giorno tutta l'umanità sia comunista.
Io sono comunista
Perché molte delle persone migliori del mondo erano e sono comuniste.
Io sono comunista
Perché detesto l'ipocrisia e amo la verità.
Io sono comunista
Perché non c'è nessuna distinzione tra me e gli altri.
Io sono comunista
Perché sono contro il libero mercato.
Io sono comunista
Perché desidero lottare tutta la vita per il bene dell'umanità.
Io sono comunista
Perché il popolo unito non sarà mai vinto.
Io sono comunista
Perché si può sbagliare, ma non fino al punto di essere capitalista.
Io sono comunista
Perché amo la vita e lotto al suo fianco.
Io sono comunista
Perché troppe poche persone sono comuniste.
Io sono comunista
Perché c'è chi dice di essere comunista e non lo è.
Io sono comunista
Perché lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo esiste perché non c'è il comunismo.
Io sono comunista
Perché la mia mente e il mio cuore sono comunisti.
Io sono comunista
Perché mi critico tutti i giorni.
Io sono comunista
Perché la cooperazione tra i popoli è l'unica via di pace tra gli uomini.
Io sono comunista
Perché la responsabilità di tanta miseria nell'umanità è di tutti coloro che non sono comunisti.
Io sono comunista
Perché non voglio potere personale, voglio il potere del popolo.
Io sono comunista
Perché nessuno è mai riuscito a convincermi di non esserlo.


Nazim Hikmet
Composta venerdì 6 aprile 2012

- Un Voile -

                                                                                   

E' solo un non velo
non lascio che non sia niente
Voglio fonderlo alla terra bagnata
abbracciarla e sentirmi inzuppata
con le mani tremanti
esitare nella bella calma
dove ogni buona cosa germoglia
nell'idea meno sbagliata
la meno concreta
la dolce dovizia
fuor di fretta masticata
mentre una semplicità riaffiora
un voile
appena più tardi di me
dove proprio non potevo sapere
si andasse a godere.

Vy.

Virginia May